Scaldasole

Cenni storici

Le prime tracce di insediamenti umani nel territorio di Scaldasole risalgono alla media età del bronzo, analogamente ad altri centri della Lomellina. La frequentazione della zona diventò più intensa in epoche successive, in particolar modo a partire dall’occupazione gallo-romana, come attestano i reperti archeologici rinvenuti a più riprese in località San Maiolo / Cascina Paralupo e lungo la Via delle Gallie nel tratto compreso tra Scaldasole e Valeggio. Sull’origine del toponimo Scaldasole ci sono ipotesi discordanti. Secondo alcuni studiosi, esso deriverebbe dalla forma “Aquæ Solis”, facente allusione ad un territorio ricco di acque e ben esposto al sole [1]. Secondo altri studiosi, invece, il toponimo Scaldasole deriverebbe dal termine “sculdasius”, ossia “giudice”, ritenendo che il paese, in epoca longobarda, fosse retto da uno sculdascio (ossia un funzionario amministrativo addetto al governo di una fara), dipendente da Lomello [2]. Secondo altri storici, infine, il toponimo deri...

  1. Tale interpretazione era condivisa da Vidari, Portalupi e Casalis. 

  2. Propendono per questa seconda ipotesi Calvi, Colombo e Zucchi. Nello specifico, secondo lo Zucchi, il toponimo attuale deriverebbe da “sculdassiolus”, diminutivo di “sculdasius”, passando, per successive modifiche, alla forma “sculdassol” e infine a “Scaldasole”. 

  3. Questa è l’interpretazione del prof. F. Moro.

  4. Ippolita Fieramonte, figlia di Ettore, condottiero degli Sforza, era diventata marchesa di Scaldasole nel 1499, per volere di Ludovico il Moro. Il duca aveva donato personalmente la dote di Ippolita al marito Lodovico Malaspina, suo fedele funzionario. I pregi della donna furono decantati da uomini di cultura quali Paolo Giovio, da Baldassarre Castiglioni e dal Bandello stesso.

Il castello

Più volte rimaneggiato nel corso dei secoli, il castello presenta corpi di fabbrica distribuiti intorno a cortili quadrangolari, delimitati da sette torri dotate di merlatura. In passato il maestoso edificio era circondato da un fossato, oggi in parte interrato, ed era dotato di ponti levatoi; le sedi dei bolzoni che regolavano i ponti si intravedono ancora nella trama muraria della torre centrale, sopra la pusterla e l’ingresso principale.  Nel 1404 Ardengo Folperti, alto dignitario visconteo, fece erigere l’attuale ricetto dagli architetti Milanino de Saltariis, Bernardo e Martino de Soncino, assegnandogli la funzione di piazza d'arme e di rifugio popolare, mentre la rocca fu trasformata in dimora signorile. In seguito a tali modifiche, il primitivo castrum diventò il cortile di un’ala del maniero riservata al signore; si venne così a creare un grosso fabbricato diviso in due parti [1], divisione che rifletteva il distacco tra il padrone e i sottoposti.  Nella seconda metà del secolo...

  1. Un documento del 1577 parla, al riguardo, di bina castra.

  2. La collezione è vincolata alla pubblica tutela dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, per il suo notevole interesse scientifico.

La chiesa parrocchiale

Nei registri delle Rationes decimarum del 1322-1323, redatti per la diocesi pavese [1], è annoverata la chiesa di San Giuliano di Scaldasole, che venne istituita nel XVI secolo come parrocchia. Agli inizi del XIX secolo il parroco lamentava che la chiesa era cadente e non più sufficiente ad accogliere la popolazione, aumentata nel corso del tempo. La nuova chiesa è stata ricostruita a partire dal 1844, su disegno dell’architetto Firnardi di Pavia ed è stata consacrata nel 1877.  Essa presenta al suo interno due tele di buona fattura, raffiguranti S. Pietro e S. Giovanni Evangelista, ricordo della parrocchiale più antica. ​

  1. La parrocchia di Scaldasole è appartenuta alla diocesi di Pavia fino al 1817, mentre attualmente fa parte di quella di Vigevano. La chiesa parrocchiale primitiva era dedicata a S. Giovanni Evangelista.

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Chiesa dei Santi Rocco e Bernardino

È una chiesa votiva, voluta dal popolo dopo la peste del XVI secolo. Gli ultimi restauri risalgono al secolo scorso, quando l’edificio è stata elevato e allungato dai marchesi Crivelli. La facciata è scandita da lesene. Ai lati dell’ingresso, in posizione sopraelevata, vi sono due nicchie contenti le statue dei Santi Rocco e Bernardino, a cui la chiesa è intitolata.

Riserva Regionale Boschetto di Scaldasole

La riserva naturale del Boschetto di Scaldasole, situata ai margini della Sp. n. 16 per Valeggio, costituisce una delle poche zone forestali residue della Lomellina. Nella fascia di rispetto vi sono seminativi come il mais, il frumento e l'erba medica, mentre il bosco è occupato da farnie e robinie affiancate da specie arbustive quali il rovo, il sambuco, il nocciolo e il biancospino. Nel bosco hanno fissa dimora colombacci, tortore, usignoli di fiume, capinere, cince, fagiani, storni, picchi, cornacchie e allocchi. Saltuariamente vi nidificano anche delle cicogne. Infine sono presenti delle volpi e numerosi conigli selvatici, specie tipica degli ambienti sabbiosi dove possono costruire le loro tane sotterranee. L'interesse botanico-forestale della riserva è notevole in quanto il bosco occupa un dosso. I dossi o "sabbioni" sono formazioni geologiche caratteristiche della Lomellina. Si tratta di dune di sabbia che si elevano di pochi metri sul livello della campagna circostante, la cui ...

  1. Sono ancora riconoscibili il dosso di Remondò ai lati della provinciale Mortara-Pavia, il dosso di Cergnago, il dosso di Parona e quello appunto del Boschetto di Scaldasole.

Bibliografia

Elenco di testi e/o siti internet di riferimento:

  • R. Bergamo, Storia dei Comuni, frazioni e parrocchie della Lomellina, Pavia, EMI, 1995.

  • Sito Internet dell’Amministrazione comunale, sezione dedicata alla storia e ai monumenti locali.

  • Sito dei Beni culturali della Regione Lombardia.

  • Sito della Regione Lombardia, sezione dedicata alle riserve naturali.

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Via delle Gallie in Lomellina

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