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Valeggio

Cenni storici

I primi insediamenti umani nel territorio di Valeggio risalgono alla media e tarda età del bronzo, come indicano i reperti archeologici rinvenuti nella zona negli anni Ottanta del secolo scorso; inoltre, già nel 1977, vicino alla cascina Tessera [1] , in prossimità della via delle Gallie, era venuta alla luce una vasta necropoli con tombe di epoca celtica e romana, fatto che attesta una presenza significativa dell’uomo in quelle plaghe alcuni secoli prima di Cristo, presenza che si è accentuata durante il periodo della romanizzazione [2]. Secondo alcuni storici, il toponimo Valigium [3], forma arcaica dell’attuale, sarebbe apparso in epoca longobarda, durante la quale avrebbe avuto inizio un primo importante sviluppo del centro abitato. In una torre del castello vi era un’iscrizione che fa presumere l’esistenza di una rocca già nell’ottavo secolo [4]. La costruzione del maniero che vediamo oggigiorno viene ritenuta, almeno in parte, duecentesca, poiché in alcuni documenti è citata una rocca di Valeggio espugnata dai Milanesi nel 1213; gli stessi saccheggiarono una seconda volta il paese nel 1222. Seguì un’epoca di scontri tra le fazioni opposte dei Marcabotti e dei Fallabrini, tanto che nel 1270 Valeggio venne fortificata. Le vicende feudali del borgo sono intricate e complesse. Tra i primi feudatari di Valeggio figurano gli Strada, i Majnon, i Sannazzari, i Fregosi e i Pichi a cui, per matrimonio, successero i Malaspina. Una volta acquisto il dominio sulla Lomellina, i Visconti fecero di Valeggio uno dei loro capisaldi, da affidare a famiglie di fiducia e comprovata lealtà. Il paese fu dato così in feudo da Filippo Maria Visconti ai Birago e ai Corti, che nel 1470 lo vendettero al diplomatico Cicco Simonetta. Costui, a sua volta, cedette parte del feudo a un erede dei Birago e parte ai conti di Albonese. Nel 1556 diventò feudatario di Valeggio Giovanni Arcimboldi, il cui nome è legato a un corso d’acqua, la roggia Arcimbolda, di notevole importanza per l’irrigazione della zona [5]. Gli Arcimboldi mantennero il titolo comitale fino al 1675, poi il feudo passò al questore di Milano Pietro Quintano Pietrasanta, al conte Giovanni Francesco de Cadenas, di origine spagnola e infine ai Sormani. Nel 1713 Valeggio, con tutta la Lomellina, fu incluso nei domini di Casa Savoia. In epoca napoleonica il feudo venne tutto frazionato. Nel 1796 parte dell'armata austriaca, in rotta dopo le sconfitte subite dai francesi di Napoleone a Montenotte e Millesimo, si ritirò a Valeggio. Nell’Ottocento i signori Tassera avevano molte proprietà nel borgo di Valeggio, tra cui la cascina che da loro prende il nome, a cui si è fatto prima cenno. Sempre nell’Ottocento il borgo ha subito l’occupazione e le relative requisizioni da parte degli Austriaci. Le sorti del paese, da allora in poi, sono state simili a quelle degli altri centri della Lomellina.

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I primi insediamenti umani nel territorio di Valeggio risalgono alla media e tarda età del bronzo, come indicano i reperti archeologici rinvenuti nella zona negli anni Ottanta del secolo scorso; inoltre, già nel 1977, vicino alla cascina Tessera [1] , in prossimità della via delle Gallie, era venuta alla luce una vasta necropoli con tombe di epoca celtica e romana, fatto che attesta una presenza significativa dell’uomo in quelle plaghe alcuni secoli prima di Cristo, presenza che si è accentuata durante il periodo della romanizzazione [2]. Secondo alcuni storici, il toponimo Valigium [3], forma arcaica dell’attuale, sarebbe apparso in epoca longobarda, durante la quale avrebbe avuto inizio un primo importante sviluppo del centro abitato. In una torre del castello vi era un’iscrizione che fa presumere l’esistenza di una rocca già nell’ottavo secolo [4]. La costruzione del maniero che vediamo oggigiorno viene ritenuta, almeno in parte, duecentesca, poiché in alcuni documenti è citata una...

  1. La cascina Tessera (già Tassera) è situata lungo la Sp 19, a un km e mezzo circa di distanza dal castello di Valeggio, in direzione di Dorno.

  2. Tra i ritrovamenti archeologici della necropoli di Valeggio/Cascina Tessera spiccano i vasi a trottola, tipici del periodo che va dal II secolo a.C. fino all’età augustea (31 a.C.-14 d.C.). Nel corredo funebre di alcune tombe, tali manufatti erano abbinati al colino, nonché a bicchieri a rocchetto e a coppe carenate; si tratta di utensili che venivano impiegati per la preparazione e la degustazione del vino, bevanda molto apprezzata dalle tribù locali. La coltivazione della vite ha avuto, in passato, una grande diffusa in Lomellina, specialmente dopo la fine delle guerre con Roma (II sec. a.C.). Con l’inizio dell’età augustea, il vaso a trottola ha lasciato posto all’olpe, dotata di manico e di becco per versare senza sprechi. Questo tipo di contenitore, rinvenuto anch’esso nella necropoli di Valeggio, indica una società in mutamento, in cui si stava imponendo, progressivamente, la cultura romana.

  3. Secondo il Portalupi, il toponimo Valeggio deriverebbe "Valigium", parola composta da "via regia": qui infatti passava un ramo dell'antica strada romana, detta “regia”, cioè “principale” (il termine “regia” è stato anche messo in relazione al passaggio in queste zone di Teodolinda, regina dei Longobardi nel VI secolo d. C.). Altri storici fanno invece derivare il nome da "Vallicium", cioè piccola valle, che venne poi storpiato in Valeggio. Secondo il Prof. Moro, infine, il termine deriverebbe dal sassone “Wal-hegge”, ossia “cinta di mura, fortificazione”. Negli estimi pavesi del 1250 la località è citata come “Valegium” e nelle Rationes decimarum, degli inizi del Trecento, è indicata come “Villegio” e “Vallegii”. In qualche manoscritto si trovano le forme “Valegio” e “Olleggio”, ma in quest’ultimo caso potrebbe trattarsi di un errore del copista.

  4. Secondo il Pollini, nella torre si leggeva la seguente iscrizione: “Ambrosius Majnoni fecit opus an. 703”.

  5. Lo stesso dicasi per la roggia Biraga, il cui nome è legato ad una delle famiglie feudatarie di Valeggio.

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Il castello

L’imponente edificio è ubicato nel margine sud-orientale del paese, davanti all’aperta campagna. Con la sua pianta trapezoidale, probabile evoluzione dell’impianto originario a forma quadrata, il castello rappresenta un unicum in Lomellina. Lo stile del complesso castrense è eterogeneo. All’aspetto compatto e robusto del lato sud-orientale, più esposto all’attacco dei nemici, si contrappone una maggior morbidezza delle linee, quasi da edificio rurale, della parte che si protende verso nord-ovest, protetta dal tessuto edilizio dell'abitato. La parte del maniero a carattere difensivo risalirebbe al XIII secolo, ad opera dei Sannazzari. Le torri, che hanno forme e dimensioni diverse (le più grosse sono cilindriche, le altre sono quadrangolari) non sono distribuite regolarmente lungo il perimetro esterno, ma sono disposte in modo asimmetrico. Per accedere al castello si entra dalla strada principale del paese, passando sotto un torrione nel quale sopravvivono le sedi dei bolzoni del ponte levatoio carrabile e di quello pedonale. La sommità è conclusa da una loggia che poggia su beccatelli con caditoie, in cui si aprono quattro finestre con arco a tutto sesto. Sopra l'attuale ingresso, insieme ad un affresco, vi è uno stemma nobiliare scolpito su lastra di marmo bianco in cui è ancora leggibile una data, il 1354, presumibilmente relativa a un rimaneggiamento dell’edificio. Le antiche stalle potrebbero risalire alla fine del Quattrocento, quando la struttura subì un allargamento, diventando uno dei maggiori complessi fortificati della zona, nonché uno dei più articolati, forse per l'adattamento delle nuove costruzioni a quelle preesistenti. Nel corso del tempo il possente maniero, dotato dei requisiti necessari alla difesa e all’ospitalità, ha accolto personaggi illustri quali Francesco I e Carlo V, che amavano effettuare battute di caccia nei dintorni. Fin dall'antichità, infatti, il territorio era ricoperto da boscaglie popolate da cinghiali, cervi e caprioli e quindi era adatto all’attività venatoria. Pare che il castello abbia ospitato anche il filosofo Pico della Mirandola, che avrebbe iniziato qui i suoi studi umanistici. Sembra inoltre che il castello di Valeggio fosse collegato a quello di Scaldasole da un lungo tunnel sotterraneo. Numerose sono state le famiglie proprietarie del castello nel corso dei secoli, molte delle quali di nobili origini. L’ultima di queste, in ordine di tempo, è stata la famiglia Laugier. Attualmente il maniero è di proprietà è della Società Castello di Valeggio s.r.l., che ne ha fatto una location prestigiosa per meeting, riunioni, spettacoli ed eventi vari.

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L’imponente edificio è ubicato nel margine sud-orientale del paese, davanti all’aperta campagna. Con la sua pianta trapezoidale, probabile evoluzione dell’impianto originario a forma quadrata, il castello rappresenta un unicum in Lomellina. Lo stile del complesso castrense è eterogeneo. All’aspetto compatto e robusto del lato sud-orientale, più esposto all’attacco dei nemici, si contrappone una maggior morbidezza delle linee, quasi da edificio rurale, della parte che si protende verso nord-ovest, protetta dal tessuto edilizio dell'abitato. La parte del maniero a carattere difensivo risalirebbe al XIII secolo, ad opera dei Sannazzari. Le torri, che hanno forme e dimensioni diverse (le più grosse sono cilindriche, le altre sono quadrangolari) non sono distribuite regolarmente lungo il perimetro esterno, ma sono disposte in modo asimmetrico. Per accedere al castello si entra dalla strada principale del paese, passando sotto un torrione nel quale sopravvivono le sedi dei bolzoni del ponte...

Ingresso del Castello

Vista dal lato Sud

Vista d'insieme delle torri

Ingresso del Castello

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La chiesa parrocchiale

La chiesa attuale, dedicata ai Santi Pietro e Paolo, è il risultato dell’ampiamento di una chiesa precedente, più piccola, in stile romanico. Più volte rimaneggiato nel corso del tempo, l’edificio odierno contiene al suo interno diversi altari. Durante i lavori di restauro del 1951 sono venuti alla luce affreschi quattrocenteschi di ottima fattura. Pregevole è anche la statua in legno della Beata Vergine del Carmelo, del XVI secolo. Il campanile medievale, abbattuto da un fulmine, nel 1954 è stato sostituito da uno nuovo, caratterizzato da una cupola di forma conica.

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La chiesa attuale, dedicata ai Santi Pietro e Paolo, è il risultato dell’ampiamento di una chiesa precedente, più piccola, in stile romanico. Più volte rimaneggiato nel corso del tempo, l’edificio odierno contiene al suo interno diversi altari. Durante i lavori di restauro del 1951 sono venuti alla luce affreschi quattrocenteschi di ottima fattura. Pregevole è anche la statua in legno della Beata Vergine del Carmelo, del XVI secolo. Il campanile medievale, abbattuto da un fulmine, nel 1954 è stato sostituito da uno nuovo, caratterizzato da una cupola di forma conica.

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Vista dall'esterno

Vista della facciata

Vista dall'esterno

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Bibliografia

Elenco di testi e/o siti internet di riferimento:

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Elenco di testi e/o siti internet di riferimento:

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  • R. Bergamo, Storia dei Comuni, frazioni e parrocchie della Lomellina, Pavia, EMI, 1995.

  • S. Tomiato, Un'antica produzione scomparsa: la vitivinicoltura in Lomellina. Edizione a cura di Punto & Virgola, Vigevano, 2010 (testo estratto da "Sibrium" XXV, 2004-2009.

  • Sito dei Beni culturali della Regione Lombardia.

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