Valeggio

Cenni storici

I primi insediamenti umani nel territorio di Valeggio risalgono alla media e tarda età del bronzo, come indicano i reperti archeologici rinvenuti nella zona negli anni Ottanta del secolo scorso; inoltre, già nel 1977, vicino alla cascina Tessera [1] , in prossimità della via delle Gallie, era venuta alla luce una vasta necropoli con tombe di epoca celtica e romana, fatto che attesta una presenza significativa dell’uomo in quelle plaghe alcuni secoli prima di Cristo, presenza che si è accentuata durante il periodo della romanizzazione [2]. Secondo alcuni storici, il toponimo Valigium [3], forma arcaica dell’attuale, sarebbe apparso in epoca longobarda, durante la quale avrebbe avuto inizio un primo importante sviluppo del centro abitato. In una torre del castello vi era un’iscrizione che fa presumere l’esistenza di una rocca già nell’ottavo secolo [4]. La costruzione del maniero che vediamo oggigiorno viene ritenuta, almeno in parte, duecentesca, poiché in alcuni documenti è citata una...

  1. La cascina Tessera (già Tassera) è situata lungo la Sp 19, a un km e mezzo circa di distanza dal castello di Valeggio, in direzione di Dorno.

  2. Tra i ritrovamenti archeologici della necropoli di Valeggio/Cascina Tessera spiccano i vasi a trottola, tipici del periodo che va dal II secolo a.C. fino all’età augustea (31 a.C.-14 d.C.). Nel corredo funebre di alcune tombe, tali manufatti erano abbinati al colino, nonché a bicchieri a rocchetto e a coppe carenate; si tratta di utensili che venivano impiegati per la preparazione e la degustazione del vino, bevanda molto apprezzata dalle tribù locali. La coltivazione della vite ha avuto, in passato, una grande diffusa in Lomellina, specialmente dopo la fine delle guerre con Roma (II sec. a.C.). Con l’inizio dell’età augustea, il vaso a trottola ha lasciato posto all’olpe, dotata di manico e di becco per versare senza sprechi. Questo tipo di contenitore, rinvenuto anch’esso nella necropoli di Valeggio, indica una società in mutamento, in cui si stava imponendo, progressivamente, la cultura romana.

  3. Secondo il Portalupi, il toponimo Valeggio deriverebbe "Valigium", parola composta da "via regia": qui infatti passava un ramo dell'antica strada romana, detta “regia”, cioè “principale” (il termine “regia” è stato anche messo in relazione al passaggio in queste zone di Teodolinda, regina dei Longobardi nel VI secolo d. C.). Altri storici fanno invece derivare il nome da "Vallicium", cioè piccola valle, che venne poi storpiato in Valeggio. Secondo il Prof. Moro, infine, il termine deriverebbe dal sassone “Wal-hegge”, ossia “cinta di mura, fortificazione”. Negli estimi pavesi del 1250 la località è citata come “Valegium” e nelle Rationes decimarum, degli inizi del Trecento, è indicata come “Villegio” e “Vallegii”. In qualche manoscritto si trovano le forme “Valegio” e “Olleggio”, ma in quest’ultimo caso potrebbe trattarsi di un errore del copista.

  4. Secondo il Pollini, nella torre si leggeva la seguente iscrizione: “Ambrosius Majnoni fecit opus an. 703”.

  5. Lo stesso dicasi per la roggia Biraga, il cui nome è legato ad una delle famiglie feudatarie di Valeggio.

Il castello

L’imponente edificio è ubicato nel margine sud-orientale del paese, davanti all’aperta campagna. Con la sua pianta trapezoidale, probabile evoluzione dell’impianto originario a forma quadrata, il castello rappresenta un unicum in Lomellina. Lo stile del complesso castrense è eterogeneo. All’aspetto compatto e robusto del lato sud-orientale, più esposto all’attacco dei nemici, si contrappone una maggior morbidezza delle linee, quasi da edificio rurale, della parte che si protende verso nord-ovest, protetta dal tessuto edilizio dell'abitato. La parte del maniero a carattere difensivo risalirebbe al XIII secolo, ad opera dei Sannazzari. Le torri, che hanno forme e dimensioni diverse (le più grosse sono cilindriche, le altre sono quadrangolari) non sono distribuite regolarmente lungo il perimetro esterno, ma sono disposte in modo asimmetrico. Per accedere al castello si entra dalla strada principale del paese, passando sotto un torrione nel quale sopravvivono le sedi dei bolzoni del ponte...

La chiesa parrocchiale

La chiesa attuale, dedicata ai Santi Pietro e Paolo, è il risultato dell’ampiamento di una chiesa precedente, più piccola, in stile romanico. Più volte rimaneggiato nel corso del tempo, l’edificio odierno contiene al suo interno diversi altari. Durante i lavori di restauro del 1951 sono venuti alla luce affreschi quattrocenteschi di ottima fattura. Pregevole è anche la statua in legno della Beata Vergine del Carmelo, del XVI secolo. Il campanile medievale, abbattuto da un fulmine, nel 1954 è stato sostituito da uno nuovo, caratterizzato da una cupola di forma conica.

Bibliografia

Elenco di testi e/o siti internet di riferimento:

  • R. Bergamo, Storia dei Comuni, frazioni e parrocchie della Lomellina, Pavia, EMI, 1995.

  • S. Tomiato, Un'antica produzione scomparsa: la vitivinicoltura in Lomellina. Edizione a cura di Punto & Virgola, Vigevano, 2010 (testo estratto da "Sibrium" XXV, 2004-2009.

  • Sito dei Beni culturali della Regione Lombardia.

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Via delle Gallie in Lomellina

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