Lomello

Cenni storici

Situato sulla riva destra del torrente Agogna, il sito di Lomello [1] fu fondato circa otto secoli avanti Cristo dai Levi, una tribù appartenente all’antico popolo dei Liguri. Dal VI secolo il luogo fu occupato dai Celti [2] e successivamente dai Romani, come attestano numerosi reperti dell’epoca, conservati in gran parte nei musei archeologici di Vigevano e Gambolò e nei musei civici di Pavia [3]. Con la colonizzazione romana, l'importanza di Lomello crebbe grazie soprattutto alla sua posizione lungo la strada consolare che collegava “Ticinum” (Pavia) alla Gallie; l’antica “Laumellum”, infatti, era sede di una “mansio”, ossia di un punto di sosta e di ristoro per i viaggiatori [4]. Nel 590 d.C., il villaggio probabilmente fu il luogo del matrimonio della regina Teodolinda con Agilulfo, duca di Torino e futuro re dei Longobardi. Paolo Diacono, nella sua Historia Langobardorum, descrive l'incontro di questi due personaggi storici, avvenuto proprio nell'oppidum di Lomello, ma non dice do...

  1. Secondo alcuni studiosi, il toponimo Lomello, in latino “Laumellum”, deriverebbe dalla forma “Lævorum mellum”, avente il significato di “cinta dei Levi”. Lo storico Capsoni sostiene, al riguardo, che la parola “mellum” indicava, in antico idioma, la fortificazione che attorniava l’abitato, mentre il Pollini ritiene che il termine “mell” corrispondesse a “villaggio” o “città”. L’Oliveri traduce invece il termine “mellum” come “collina”, facendo riferimento al dosso sul quale sorge il nucleo più antico del paese. Secondo il mortarese F. Moro, il nome Lomello deriverebbe dalla base gallo-etrusca “hlau” (o “læv”), indicante un terrazzo alluvionale e da “mell”, termine designante un villaggio a ridosso delle acque, caratteristiche che si riscontrano entrambe nel sito in questione. Il chierico Opicino de Canistris, nel XIV secolo, animato dallo spirito per l’allegoria e i simboli tipici del suo tempo, interpreta il toponimo come “piccolo lume”. Esiste infine un nome celtico tuttora in uso, “Lumllin”, che significa “palude scura”, termine che si può mettere in relazione agli acquitrini che in passato caratterizzavano la Lomellina. Cfr. A. Arecchi, Lomello, Pavia, Liutprand, 1998.

  2. Le principali necropoli celtiche rinvenute nel territorio di Lomello erano situate nei pressi della cascina San Giovanni Doria, sul terrazzo sinistro dell’Agogna (a due km di distanza circa dall’abitato, nel tratto compresa tra Lomello e Ferrera Erbognone) e nella parte terminale dell’attuale via Caldera, in località “alle Brelle”.

  3. Tre vasetti in bucchero padano, conservati nella sezione archeologica dei musei civici di Pavia, testimoniano che gli antichi abitanti di Lomello, nei secoli VI e V a. C., avevano contatti commerciali con il mondo etrusco, favoriti dalla presenza di una via d’acqua e da piste terrestri che nei secoli successivi sarebbero state trasformate in itinerari stradali ben strutturati. Cfr. R. Invernizzi in AA.VV, La basilica di Santa Maria Maggiore di Lomello: l’architettura e il ciclo decorativo in stucco. Ricerche, restauro e valorizzazione (a cura di P. M. De Marchi e M. Palazzo), Firenze, Edifir - Edizioni Firenze, 2014.

  4. Nel 1893, a Lomello, furono rinvenuti alcuni tratti della strada romana, che passava nei pressi della basilica di S. Maria Maggiore. Un tronco della strada si dirigeva verso la porta delle mura tardo-antiche scoperte a Villa Maria (proprietà Carla Nicala) durante la campagna di scavi del 1984, condotta dalle Università di Lancaster e di Pavia. A testimonianza della strada romana furono trovati anche due rocchi di colonne miliari, uno dedicato all'imperatore Antonino Pio Augusto (138-161 d.C.) e l'altro a Magnenzio Augusto (351-353 d.C.). I frammenti sono conservati presso il Museo di Antichità di Torino. G. F. Magenta, Lomello nella storia, Vigevano, Tipografia artigiana, 4° edizione, 2007.

  5. I popoli germanici risolvevano le contese giudiziarie attraverso un combattimento tra i contendenti o i loro campioni: si riteneva che l'esito del duello, condotto secondo precisi rituali, non dipendesse tanto dal valore dei combattenti, quanto dal giudizio di Dio, che premiava colui che era nel giusto.

  6. Agli inizi del Cinquecento, con la sconfitta di Ludovico il Moro da parte dei Francesi, i Crivelli furono costretti, per un certo periodo, alla fuga.

Il battistero di San Giovanni ad Fontes

Il battistero di San Giovanni ad Fontes, situato a lato della basilica di Santa Maria Maggiore, fu costruito tra il V e il VI secolo e fu rifatto, nella parte superiore, in epoche successive.  L’edificio ha la pianta a croce latina e due porte d'ingresso: quella a occidente, larga quanto il braccio, congiunge il battistero con il cortile della canonica; quella a settentrione, di dimensioni più piccole, rende più veloce l'ingresso alla basilica attraverso un portale aperto nel fianco sud della stessa. I bracci della croce sono raccordati da grandi nicchie estradossate, a ferro di cavallo.  Il centro architettonico dell’edificio è costituito da un corpo ottagonale sul quale si imposta la cupola, costruita con materiale di recupero probabilmente nel X sec. Sulla cupola si aprono otto piccole finestre (una per lato), con arco a tutto sesto, fiancheggiate esternamente da nicchie a timpano. Sulla sommità svetta una “lanterna” [1] ornata da monofore e bifore, la cui costruzione è forse coeva ...

  1. Tale elemento architettonico, seppur comunemente definito “lanterna”, ha solo una funzione statica e decorativa, in quanto non convoglia la luce all’interno dell’edificio.

  2. Si tratta di piccole piastrelle esagonali e romboidali connesse tra loro in modo irregolare.

La basilica di Santa Maria Maggiore (chiesa giubilare A.D. 2000)

La basilica di S. Maria Maggiore, più volte rimaneggiata nel corso del tempo, fu costruita a partire dal 1024, con l’arrivo dei conti palatini a Lomello.  La facciata più esterna, parzialmente in rovina, poggia su un tratto delle mura tardo-antiche e conserva, nelle partiture, la base dell’antico campanile (l’attuale risale invece agli inizi del XIX secolo). Essa è ornata da un arco cieco, due lesene laterali e cinque finestre con arco a tutto sesto. Passando attraverso un'apertura del sec. XVIII, praticata nella cinta muraria, ci si trova fra i resti delle prime tre campate della chiesa, facenti parte dell’edificio protoromanico andato distrutto [1]. Dopo pochi passi si arriva davanti ad un’altra “facciata” (si tratta, in sostanza, di un muro di tamponamento innalzato lungo la navata principale), eretta nel sec. XVIII, nella quale si notano l'arco trasversale della navata maggiore e, sopra di esso, le bifore. L’attuale ingresso alla basilica è stato ricavato in questa nuova facciata, ...

  1. Non è possibile stabilire quando e perché fu distrutta questa parte della basilica, poiché mancano documenti in merito. Il Nigra accenna al terremoto che nel 1117 danneggiò molte chiese in Lombardia e in altre zone dell’Italia settentrionale; altri studiosi ritengono invece che la basilica sia stata distrutta tra il 1140 e 1155, nel corso di eventi bellici.

Il museo degli stucchi

Il museo degli stucchi, allestito nei locali della canonica della basilica, contiene una raccolta di frammenti altomedievali, restaurati in anni recenti, che decoravano S. Maria Maggiore all’epoca della sua costruzione. Gli stucchi erano stati rovinati, nel corso del tempo, da superfetazioni barocche e dall’ultimo restauro della chiesa, avvenuto intorno alla metà del secolo scorso. Le figure dei santi e le cornici fitomorfe, non più ricollocabili in situ, hanno trovato ora nel museo un allestimento che li valorizza e che li conserva per le generazioni future.   La basilica, il museo e il battistero sono aperti al pubblico sono in alcuni periodi dell’anno, pertanto, per una visita, è consigliabile contattare preventivamente la Parrocchia o la Pro Loco.

La chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo

Rimaneggiata nel corso del tempo, la chiesa di S. Michele ha una facciata barocca che nasconde un vero e proprio gioiello dell’architettura romanica lombarda. L’edificio, risalente al secolo XII, ha una pianta a croce latina e uno splendido tiburio ottagonale, ornato esternamente da due loggette cieche sovrapposte, con trifore e quadrifore.  L'interno è a tre navate. In una formella in cotto, murata nella parete della navatella di destra, si legge la scritta seguente: "1121 S. Michael". L’iscrizione, graffita, potrebbe indicare l’anno di fondazione della chiesa o della sua consacrazione.  Sulle pareti delle navate laterali e nel coro vi sono tracce di affreschi di epoca medievale, tra cui “l’orante”, raffigurante un uomo genuflesso in preghiera.  Nella cappella della Croce, alla sinistra dell’abside, è murata una piastrella in cotto, incisa in latino medievale, di cui si riporta la traduzione: "Qui giace il corpo del Reverendo Guglielmo De Grossis, francese della città di Sant'Egidio (...

La chiesa dei Santi Rocco e Sebastiano

La fondazione della chiesa, situata al centro del paese, risale al 1524. Essa fu costruita dal popolo di Lomello in voto alla Vergine e venne intitolata ai Santi Rocco e Sebastiano, a cui si chiedeva protezione dal morbo della peste. Dopo la terribile epidemia del 1630, vi fu un ampliamento dell’oratorio originario, come attesta la parte più alta dell’edificio, a navata unica, compresa tra l’ingresso e l’altare; la parte più antica corrisponde invece al coro, situato nel corpo di fabbrica più basso e contraddistinto esternamente dal motivo ornamentale di mensoline a “T”, visibile sotto la gronda.  Sul lato nord della chiesa si eleva la torre campanaria e sullo stesso fronte si notano i resti della costruzione del forno della Comunità, come risulta dal catasto del 1759.  S. Rocco è stata la sede della confraternita del Santissimo Sacramento [1], venuta meno degli anni Settanta del secolo scorso, periodo in cui la chiesa è stata sconsacrata ed è diventata di proprietà comunale.   Messo i...

  1. La confraternita, ufficialmente denominata “del Santissimo Sacramento”, è stata sempre chiamata, comunemente, “di San Rocco” o “dei Batü”.

Il monastero e la chiesa di Santa Maria in Galilea

Situato nei pressi della chiesa di S. Michele, il monastero di Santa Maria in Galilea fu fondato presumibilmente nel XII secolo [1]. Esso ospitava le suore benedettine della congregazione vallombrosana, che aveva molti possedimenti terrieri a Lomello e nei dintorni e che godeva di svariate rendite. Nel 1463 si verificò una tragedia che sconvolse la comunità delle religiose: la madre badessa, infatti, fu rinvenuta cadavere nella peschiera del convento. Varie furono le ipotesi del decesso: si parlò di disgrazia, di suicidio e, infine, di delitto. Fu incolpato, a tal riguardo, un certo “frate Nigro”, arrestato dal Podestà di Lomello e consegnato alle autorità ecclesiastiche. In seguito, intervenne il generale dell’ordine vallombrosano per metter fine alla dissoluzione morale e religiosa del monastero, dove le regole della clausura non erano state di certo osservate. Soppresso nel 1810 in seguito alle leggi napoleoniche, il monastero è stato adibito ad uso civile e ha subito diverse trasfo...

  1. Il più antico documento che ricorda il monastero di Santa Maria in Galilea è del 1375; in esso si parla di terre, edifici e giurisdizioni che il monastero aveva già da lungo tempo, per cui la sua esistenza era già più che secolare.

  2. La chiesa fu rifatta agli inizi del Quattrocento per volontà dell’abate Eliseo Confalonieri. In un documento del 1576 viene descritta “in volta ben ornata con tre altari”.

Il monastero e la chiesa di Sant'Agata

Il complesso religioso di Sant’Agata si trova nel settore meridionale di Lomello, al di fuori della cinta urbica antica. Secondo la tradizione popolare, il monastero sarebbe stato fondato dalla regina Teodolinda, ma questa credenza non ha trovato, sinora, alcun fondamento storico. Risalire al momento preciso della fondazione del monastero non è facile, tuttavia si può affermare che esso esisteva già nel XII secolo, essendo menzionato in un documento dell’epoca a proposito di una lite tra il vescovo di Lodi e l’abate di Percipiano (o Precipitano, località della diocesi di Tortona) per il possesso del monastero stesso, che aveva beni e rendite in varie zone della Lomellina e a Bassignana. Nel 1174 il complesso religioso fu affidato al vescovo di Lodi e rimase sotto tale giurisdizione fino agli inizi del XVII secolo, quando venne concesso al vescovo di Pavia per decreto pontificio. La struttura ha ospitato, per secoli, le suore benedettine della congregazione cassinese, che godevano del d...

  1. Prima della costruzione del ponte sull'Agogna da parte della provincia di Lomellina, durante la guerra di successione austriaca, si attraversava il fiume in barca pagando una somma alle suore di S. Agata, che gestivano il servizio di traghettamento. Con la costruzione del ponte, il monastero fece ricorso al Sovrano per chiedere di rimuovere il ponte e di sostituirvi "la nave" o conservarlo ed esigere, in entrambi i casi, il pagamento del pedaggio. Dopo un complesso iter amministrativo si decise che i proventi del pedaggio fossero divisi tra il monastero e la provincia di Lomellina. Cfr. Magenta G. F., Lomello nella storia, Vigevano, Tipografia artigiana, 4° edizione, 2007.        

  2. C. Silva, Guida alle chiese di Lomello, Gropello C., Tipografia Litomil, 2009.

  3. Politecnico di Milano, Facoltà di architettura, Corso di storia dell’architettura, II annualità, Il Monastero di Sant’Agata a Lomello. Docenti: Prof C.  Perogalli, Prof C. Calderini; studenti: M. Daffunchio, F. Furia, E. Regalzi.

  4. Ben diversa è la vicenda di donna Clara de Ferrari o de Ferrariis, che nel 1559 fu espulsa dal monastero di Sant’Agata per la sua condotta dissoluta. Molte furono le lettere indirizzate a Carlo Borromeo in cui si parlava della suddetta monaca, che fu motivo di imbarazzo per le autorità ecclesiastiche del tempo. L’allontanamento forzato della suora non fu l’unico evento clamoroso accaduto nel monastero. In atti pubblici del vescovado di Lodi, infatti, si cita un certo canonico Magnetto, che frequentava il convento di Sant’Agata e che avrebbe avuto una figlia da una delle monache lì ospitate. Cfr. Torriani G., Prinelli G., Alessandro, il Magno dei conti di Dorno e Lomello, Melegnano, Gemini Grafica Editrice, 2020.

Il castello

Nel 1449 Francesco Sforza, duca di Milano, diede in feudo Lomello e Dorno al conte Antonio Crivelli, in cambio della resa della fortezza di Pizzighettone da lui presidiata.  Il Crivelli iniziò l’opera di ricostruzione del castello [1] – una rocca di epoca viscontea, distrutta nel 1407 dalle armate guidate da Facino Cane che volevano sottomettere la Lomellina - cingendolo con un fossato e dotandolo di una torre con ponte levatoio. Nei pressi della rocca scorreva una roggia, le cui acque erano utilizzate, in parte, per riempire la peschiera del maniero.  I successori del conte continuarono l’opera di ristrutturazione e abbellimento dell’edificio, adeguandolo alle eleganti dimore di campagna possedute dalle famiglie nobili milanesi nel contado.  Si ha notizia, al riguardo, che il cardinale Alessandro Crivelli, nipote di Antonio, nel 1549 pagò centosettanta lire imperiali per marmi e colonne trasportati da Stradella a Lomello: si tratta, con molta probabilità, delle colonne che sostengono ...

  1. La presenza di una rocca, a Lomello, è attestata già in epoca longobarda. Probabilmente essa si trovava nella parte più alta del paese, sul dosso dove sorge la basilica. La rocca fu ricostruita dopo la distruzione operata dai Franchi nel 773 e per due secoli ospitò i conti palatini. Nuovamente distrutta dai Pavesi nel 1155, essa fu riedificata ai piedi del dosso. In un documento del 1375 è menzionato il “castello nuovo” di Lomello, che verrà distrutto, agli inizi del Quattrocento, dalle truppe di Facino Cane. Il castello attuale è frutto degli interventi attuati a più riprese dalla famiglia Crivelli e dai successivi proprietari del castello.

La cinta viscontea

Le case che sorgono intorno a S. Maria Maggiore poggiano sui resti della cinta medievale che arriva fino al castello. La cinta fu costruita dall’ingegnere Giacomo Abranelli nel 1381, per volontà Gian Galeazzo Visconti. Scendendo dal dosso su cui si trova la basilica e muovendosi in direzione nord, si può ammirare una magnifica torre d’angolo trecentesca, ora adibita ad abitazione privata. Dai piedi del dosso si vede anche il retro delle case che fiancheggiano la basilica, adornato con motivo a dente di sega, tipico del periodo visconteo-sforzesco.

La fermata del "tranvai"

Sulla facciata di un edificio in via G. Matteotti n. 6, è dipinta un’insegna che ricorda l’esistenza della fermata del tram [1], un mezzo di trasporto comunemente chiamato dalla gente “Gamba de legn” a causa dell’andatura traballante. Costruita nel 1863, la tramvia facilitava i collegamenti tra i vari paesi della Lomellina. La linea passante per Lomello raggiungeva Ottobiano, dove si biforcava: qui un ramo proseguiva per Mortara via S. Giorgio e l’altro raggiungeva Vigevano via Tromello. I tram di allora utilizzavano l’energia del vapore e la loro velocità era di circa 20 km/h. All’interno delle vetture vi erano due panche di legno, poste longitudinalmente, dove i dove i passeggeri potevano sedersi. Nel 1929, lo scontro tra due vetture nei pressi di Gambolò ha avuto come conseguenza vari morti e feriti. Tra le vittime dell’incidente si annoverano alcune persone di Lomello.  Il servizio di trasporto della tramvia è continuato fin verso la metà degli anni Trenta del secolo scorso, per po...

  1. La fermata di Lomello si trovava in corrispondenza del “Caffè del tram”, ora sostituito da un negozio di mobili, mentre in un vialetto di fianco alla strada c’erano gli scambi per un binario morto che consentiva la sosta del veicolo. 

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La zona archeologica

Ai piedi del dosso, in direzione nord-est, si trova un’area archeologica di notevole interesse, in cui sono stati rinvenuti un tratto di massicciata stradale di epoca romana, resti delle fortificazioni tardo-antiche e una porta d’ingresso alla cinta muraria. L’area, al momento, è chiusa al pubblico.

Eventi

Da molti anni a questa parte a Lomello si svolgono sagre ed eventi vari che fanno ormai parte della tradizione. Tra questi si ricordano: (A) La sagra patronale (secondo weekend di maggio), legata alla reliquia della Santa Croce, portata a fine Trecento a Lomello da Guglielmo de Grossi, vescovo di Saint Gilles, nel suo viaggio di ritorno da Roma. (B) Laumellum: la Grande Festa Longobarda per le Nozze di Teodolinda (terzo weekend di giugno), rievocazione storica dell’incontro tra la regina Teodolinda e Agilulfo, duca di Torino, avvenuto nel 590 nel castrum di Lomello. Nei tre giorni dedicati alla festa, il borgo si immerge nel passato e offre ai visitatori veri e propri spaccati di vita d’antan. Il programma, alquanto corposo, comprende conferenze a carattere storico, visite guidate, sfilate in costume, rappresentazioni teatrali e animazioni varie, combattimenti tra armigeri, giochi d’epoca, mercato in stile medioevale con artigiani al lavoro, cena a base di pietanze preparate e servite secondo i dettami di antichi ricettari, celebrazione della messa in latino e molto altro. (C) La Sagra dal Strachìn (ultima settimana di agosto, solitamente venerdì, sabato e domenica). Pare che un tempo Lomello fosse luogo di stagionatura del gorgonzola (in dialetto, “strachìn”), formaggio che diventa il protagonista di una festa gastronomica di tutto rispetto, grazie alla maestria delle cuoche del posto. (D) La macchina del tempo (ultimo sabato di ottobre), un viaggio a ritroso nei secoli, in tre periodi diversi della storia di Lomello, aventi come attori Teodolinda, regina dei Longobardi (VI sec. d.C.); Ottone, conte palatino e conte di Lomello (XI sec.); Alessandro Crivelli, conte di Dorno e di Lomello (XVI sec.). Per l’occasione, le guide turistiche della Pro Loco, in abito d’epoca, accompagnano i turisti in visita ai monumenti legati ai personaggi storici summenzionati, attraverso un percorso che comprende anche musiche, fiaccolate e degustazioni culinarie. I programmi degli eventi sono consultabili sul sito del Comune di Lomello e sulla pagina Facebook della Pro Loco (il collegamento alla pagina è disponibile nella sezione "Link e Contatti".

Bibliografia

Elenco di testi e/o siti internet di riferimento:

  • AA.VV., La basilica di Santa Maria Maggiore di Lomello: l’architettura e il ciclo decorativo in stucco. Ricerche, restauro e valorizzazione (a cura di P. M. De Marchi e M. Palazzo), Firenze, Edifir - Edizioni Firenze, 2014.

  • AA.VV., Lomellina romanica. Primo censimento sulle emergenze romaniche presenti nel territorio lomellino, a cura di “Italia nostra, sezione Lomellina”, Arké Edizioni, 2005.

  • AA.VV., Lomello. La pieve di D. Maria Maggiore e il restauro degli stucchi, Edizioni Et, Milano, 2007 ©Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Lombardia.

  • Arecchi A., Lomello, Pavia, Liutprand, 1998.

  • Campari C., A. Mor Stabilini, Lomello. Cent’anni di storia locale. 1850 – 1950, Pieve del Cairo, Arti grafiche “La cittadella”, 1981.

  • Castelli G., “Le stanze del cardinale”, in “Viglevanum”, a cura della Società storica vigevanese, anno XIII, marzo 2003.

  • Magenta G. F., Lomello nella storia, Vigevano, Tipografia artigiana, 4° edizione, 2007.

  • Magenta G.F., T. Magenta, San Rocco e Lomello, Vigevano, Tipografia artigiana, 2007.

  • Papetti G., L'insigne Reliquia della Santa Croce in San Michele di Lomello, Cilavegna, Edizioni Tipografia Commerciale, 1982.

  • Silva C., Guida alle chiese di Lomello, Gropello Cairoli, Tipografia Litomil, 2009.

  • Vilardi M., Antiche dimore. Il Paradiso sulla volta del castello di Lomello, in Oltre, bimestrale di cultura, ambiente e turismo, anno XIX, n. 110, Marzo-Aprile 2008.

  • G. Torriani - G. Prinelli, Alessandro, il Magno dei Conti Crivelli di Dorno e di Lomello, Melegnano, Gemini Grafica Editrice, 1° edizione marzo 2020.

  • Politecnico di Milano, Facoltà di architettura, Corso di storia dell’architettura, II annualità, Il Monastero di Sant’Agata a Lomello. Docenti Prof C.  Perogalli, Prof C. Calderini; studenti: M. Daffunchio, F. Furia, E. Regalzi.

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