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Gropello Cairoli

Cenni storici

Analogamente ad altri centri della Lomellina, Gropello fu abitato in origine dai Levi Liguri, poi dai Celti e in seguito dai Romani, come attestano vari reperti archeologici rinvenuti nel territorio comunale. Il toponimo Gropello potrebbe derivare dalla forma antica “Ripellium”, termine che richiama la posizione costiera dell’abitato, situato sul terrazzo naturale del Ticino. Le prime notizie scritte riguardanti il paese risalgono all’891, quando Berengario I donò a tale Folcone o Sangone il castrum Grupelli. Nel 990 il sito venne menzionato da Sigeric, arcivescovo di Canterbury, nel suo viaggio di ritorno da Roma lungo la Via Francigena, una strada di origine medievale che da Gropello, in località S. Spirito, si sovrappone alla via delle Gallie verso Pavia. Nel X secolo il borgo appartenne ai conti Rovescala, poi passò ai Canonici della SS. Trinità di Pavia e in seguito a un ramo della famiglia Beccaria. Successivamente il feudo di Gropello fu ereditato dai marchesi Lonati Visconti, per poi andare ai conti Vistarino e ai Taverna. Dopo la fine del feudalesimo, i Taverna restarono proprietari del castello e di una vasta tenuta, la “Piacevolezza”, che vendettero a metà Ottocento all’illustre chirurgo pavese Carlo Cairoli [1], i cui figli sono annoverati tra gli eroi del Risorgimento italiano. Nel 1888, il Comune prese il nome attuale di Gropello Cairoli proprio in loro onore [2]. Grande amico dei Cairoli fu un altro insigne cittadino gropellese, il filosofo Carlo Cantoni, studioso di Kant e senatore del Regno dal 1898. A lui si deve la costruzione della linea ferrovia Pavia – Mortara, che passa per Gropello.
Nel corso del Novecento, la presenza dell’autostrada ha favorito l’insediamento di alcune fabbriche e officine che hanno determinato la crescita economica e demografica del paese.

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Analogamente ad altri centri della Lomellina, Gropello fu abitato in origine dai Levi Liguri, poi dai Celti e in seguito dai Romani, come attestano vari reperti archeologici rinvenuti nel territorio comunale. Il toponimo Gropello potrebbe derivare dalla forma antica “Ripellium”, termine che richiama la posizione costiera dell’abitato, situato sul terrazzo naturale del Ticino. Le prime notizie scritte riguardanti il paese risalgono all’891, quando Berengario I donò a tale Folcone o Sangone il castrum Grupelli. Nel 990 il sito venne menzionato da Sigeric, arcivescovo di Canterbury, nel suo viaggio di ritorno da Roma lungo la Via Francigena, una strada di origine medievale che da Gropello, in località S. Spirito, si sovrappone alla via delle Gallie verso Pavia. Nel X secolo il borgo appartenne ai conti Rovescala, poi passò ai Canonici della SS. Trinità di Pavia e in seguito a un ramo della famiglia Beccaria. Successivamente il feudo di Gropello fu ereditato dai marchesi Lonati Visconti, p...

  1. Carlo Cairoli (Pavia,1777 – Gropello,1849) fu Magnifico Rettore dell’Università di Pavia, dove svolse vari incarichi prestigiosi. Ottimo medico e dotto insegnante, diede alle stampe importanti pubblicazioni scientifiche e istituì borse di studio per gli studenti bisognosi. Partito dal nulla, grazie al proprio lavoro acquistò vari fondi, tanto da diventare uno dei maggiori proprietari terrieri della Lomellina; nel corso del tempo, tuttavia, i beni di famiglia non furono amministrati abilmente, fatto che comportò, alla lunga, difficoltà economiche.

  2. Con Decreto Reale del 15 marzo 1863, il paese fu chiamato Gropello Lomellino per distinguerlo da Gropello d’Adda; successivamente, con il Regio Decreto del 26 febbraio 1888, il toponimo mutò in Gropello Cairoli per ricordare i cinque fratelli – Benedetto, Enrico, Ernesto, Giovanni e Luigi Cairoli – che si batterono per l’unificazione nazionale anche a costo della vita. Benedetto si distinse in ambito politico alternandosi con A. Depretis alla carica di Presidente del Consiglio dei Ministri, nel 1878; l’anno successivo fu Ministro degli Esteri e dell’Agricoltura.

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La chiesa di San Giorgio

La parrocchiale di San Giorgio, sorta intorno al XII secolo, fu più volte rimaneggiata nel corso del tempo. La chiesa originaria, posta all’estremità occidentale del paese, aveva l’abside perfettamente orientata, rivolta verso il centro abitato. Il primitivo edificio fu modificato nel XV secolo e più tardi fu ricostruito in forme barocche, conservando parte della pianta e delle murature laterali, comprese le cappelle; il coro quattrocentesco fu mantenuto come presbiterio e successivamente, mutando l’orientamento della chiesa, fu adibito ad atrio, come al presente. La chiesa secentesca terminava dove ora ci sono le balaustre antistanti l’altare, mentre il coro fu prolungato alla fine dell’Ottocento. Nel 1903 fu realizzata la facciata, dotata di loggiato, su cui svetta la statua di San Giorgio a cavallo nell’atto di uccidere il drago, fiancheggiata dalle statue dei Santi Pietro e Paolo. All’interno della chiesa sono presenti opere degne di note quali sei sculture lignee policrome del XVI secolo e un ciclo pittorico degli anni Venti del Novecento, iniziato dall’artista dornese B. Canevari (1864 -1925) e concluso dal garlaschese Panzarasa. L’organo, del XVIII secolo, è opera dei fratelli Lingiardi.
Il campanile è situato lungo il lato nord della chiesa; la base, caratterizzata da decorazione ad archetti pensili e mattoni addentellati, è quanto rimane dell’originaria struttura romanica.
Nel piazzale a lato della chiesa vi è una cappella che riproduce la grotta della Madonna di Lourdes.

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La parrocchiale di San Giorgio, sorta intorno al XII secolo, fu più volte rimaneggiata nel corso del tempo. La chiesa originaria, posta all’estremità occidentale del paese, aveva l’abside perfettamente orientata, rivolta verso il centro abitato. Il primitivo edificio fu modificato nel XV secolo e più tardi fu ricostruito in forme barocche, conservando parte della pianta e delle murature laterali, comprese le cappelle; il coro quattrocentesco fu mantenuto come presbiterio e successivamente, mutando l’orientamento della chiesa, fu adibito ad atrio, come al presente. La chiesa secentesca terminava dove ora ci sono le balaustre antistanti l’altare, mentre il coro fu prolungato alla fine dell’Ottocento. Nel 1903 fu realizzata la facciata, dotata di loggiato, su cui svetta la statua di San Giorgio a cavallo nell’atto di uccidere il drago, fiancheggiata dalle statue dei Santi Pietro e Paolo. All’interno della chiesa sono presenti opere degne di note quali sei sculture lignee policrome del XVI...

La chiesa parrocchiale

La chiesa parrocchiale

L'organo

La chiesa parrocchiale

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La chiesa di San Rocco e Santa Croce

Nella parte orientale dell’abitato si trova la chiesa di San Rocco e Santa Croce, in stile neoclassico e a navata unica, innalzata per volontà dei gropellesi dopo l’epidemia di peste del 1630.
Sopra il portale d’ingresso vi è un medaglione con rilievo in stucco, risalente alla seconda metà del Settecento, che raffigura San Rocco. All’interno, sulla parete di destra, spicca una tela rappresentante le Sante Agata, Lucia e Apollonia. Nella volta della zona absidale vi è un affresco raffigurante la Confraternita del “Batü”, che un tempo reggevano la chiesa. L’organo, ad opera del pavese Giovan Battista Lingiardi, presenta diciannove registri e ottocento uno canne. Datato 1824, esso è racchiuso in una cassa barocca. Lungo il fianco sud della chiesa si trova il campanile, la cui base presenta mattoni a vista. Sempre all’esterno, nella zona absidale della chiesa, è stata collocata una statua della Madonna col Bambino.

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Nella parte orientale dell’abitato si trova la chiesa di San Rocco e Santa Croce, in stile neoclassico e a navata unica, innalzata per volontà dei gropellesi dopo l’epidemia di peste del 1630.
Sopra il portale d’ingresso vi è un medaglione con rilievo in stucco, risalente alla seconda metà del Settecento, che raffigura San Rocco. All’interno, sulla parete di destra, spicca una tela rappresentante le Sante Agata, Lucia e Apollonia. Nella volta della zona absidale vi è un affresco raffigurante la Confraternita del “Batü”, che un tempo reggevano la chiesa. L’organo, ad opera del pavese Giovan Battista Lingiardi, presenta diciannove registri e ottocento uno canne. Datato 1824, esso è racchiuso in una cassa barocca. Lungo il fianco sud della chiesa si trova il campanile, la cui base presenta mattoni a vista. Sempre all’esterno, nella zona absidale della chiesa, è stata collocata una statua della Madonna col Bambino.

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La chiesa di San Rocco

Il lato sud della chiesa con il campanile

Dipinto su tela raffigurante le Sante Agata (al centro), Lucia (a sinistra) e Apollonia (a destra), collocato sulla parete di destra

La chiesa di San Rocco

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La chiesetta della Madonna del Buon Consiglio

A nord del paese, in località Cielo Alto, si trova la chiesuola della Madonna del Buon Consiglio, costruita sui resti di un’edicola del XV secolo. Essa probabilmente faceva parte del complesso del castello, essendo collocata nelle vicinanze dell’ingresso del parco della Piacevolezza, annesso al maniero. La facciata della chiesetta reca la data 1714, anno in cui l’edificio assunse la forma attuale di tempietto con portico antistante.

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A nord del paese, in località Cielo Alto, si trova la chiesuola della Madonna del Buon Consiglio, costruita sui resti di un’edicola del XV secolo. Essa probabilmente faceva parte del complesso del castello, essendo collocata nelle vicinanze dell’ingresso del parco della Piacevolezza, annesso al maniero. La facciata della chiesetta reca la data 1714, anno in cui l’edificio assunse la forma attuale di tempietto con portico antistante.

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La chiesetta della Madonna del Buon Consiglio e il muro del parco della “Piacevolezza”

La chiesetta della Madonna del Buon Consiglio

Particolare della facciata

La chiesetta della Madonna del Buon Consiglio e il muro del parco della “Piacevolezza”

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La chiesetta della Madonna del Rosario

È un oratorio campestre, situato nei pressi del cimitero nuovo, lungo la Via Francigena. L’edificio risale al XVIII secolo e presenta al suo interno un affresco raffigurante la Madonna col Bambino.

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È un oratorio campestre, situato nei pressi del cimitero nuovo, lungo la Via Francigena. L’edificio risale al XVIII secolo e presenta al suo interno un affresco raffigurante la Madonna col Bambino.

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La facciata della chiesetta della Madonna del Rosario

Un lato della chiesa

Il dipinto della Madonna col Bambino, situato all’interno della chiesa

La facciata della chiesetta della Madonna del Rosario

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Il Castello

Percorrendo via Cairoli si può ammirare la facciata del castello trecentesco, di proprietà privata, costruito sulla base di una rocca più antica e rimaneggiato in varie occasioni. Formato da due corpi di fabbrica disposti a L, il maniero conserva la decorazione perimetrale a dente di sega a cornice sovrapposta e una splendida monofora ad ogiva, modanata in cotto, aperta sul lato prospicente la strada. Sopra l’archivolto del portale d’accesso c’è uno stemma murato consunto dal tempo [1].

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Percorrendo via Cairoli si può ammirare la facciata del castello trecentesco, di proprietà privata, costruito sulla base di una rocca più antica e rimaneggiato in varie occasioni. Formato da due corpi di fabbrica disposti a L, il maniero conserva la decorazione perimetrale a dente di sega a cornice sovrapposta e una splendida monofora ad ogiva, modanata in cotto, aperta sul lato prospicente la strada. Sopra l’archivolto del portale d’accesso c’è uno stemma murato consunto dal tempo [1].

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  1. Le origini del castello sono incerte. Si sa che nel 1183 il “castrum Grupelli” cadde sotto il dominio di un ramo nobile dei Beccaria e che nel 1437 fu dato in feudo a Pietro Visconti, figlio di Oretta Beccaria. Nel corso dei secoli, il castello ebbe vari passaggi di proprietà: dal cavalier Gerolamo Visconti (fondatore, nel 1593, dell’annesso oratorio intitolato ai Santi Gerolamo, Carlo e Barbara), il maniero passò ai nobili milanesi Lonati-Visconti e poi ai patrizi pavesi Taverna, proprietari di una vasta tenuta che vendettero, nel 1843, alla famiglia Cairoli. Tra il 1838 e il 1863, sul sedime delle ali mancanti del castello originario, il professor Carlo Cairoli fece costruire la villa di campagna di famiglia.

Tratto del castello lungo via Cairoli

Il castello e gli edifici adiacenti

La finestra ad ogiva

Tratto del castello lungo via Cairoli

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Villa Cairoli

Villa Cairoli era uno dei possedimenti gropellesi dell’omonima famiglia, insieme ad altri fondi quali le cascine Ronco Gennaro, Ca’ Rossa e San Massimo, situate nei dintorni del paese.
Il pregevole edificio, a tre piani, presenta un portale centrale, con arco a tutto sesto e due ingressi di servizio laterali. Le finestre, anch’esse sormontate da archi a tutto sesto, sono caratterizzate da una modanatura che ne esalta la forma. Sopra il portale principale vi è un balcone con ringhiera in ferro battuto.
L’interno della villa nel corso del tempo ha subito varie trasformazioni e destinazioni d’uso, diventando, per un certo periodo, un ricovero per infermi e mutilati di guerra [1]. La sala affrescata, in origine sala d’armi, presenta delle belle decorazioni ottocentesche. Degni di nota sono anche i camini di foggia cinquecentesca, probabili resti delle ali abbattute del castello. Nel parco della villa, caratterizzato da una grande varietà di piante, vi è una fontana circondata da sei colonne, riportanti ciascuna il nome dei fratelli Cairoli e della madre, Adelaide Bono.
Nel lato ovest del parco si trova il sepolcreto [2] dove sono custodite le spoglie dei cinque eroi risorgimentali e di altri membri della famiglia. Nell’abside vi è un affresco raffigurante San Carlo Borromeo in preghiera, realizzato da Pasquale Massacra (1819-1849), pittore e patriota pavese amico dei Cairoli.
Nel cortile dell’attuale biblioteca comunale, attiguo al giardino della villa, si può ammirare la statua di donna Adelaide, realizzata ad opera dello scultore fiorentino Girolamo Masini (1840-1885).

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Villa Cairoli era uno dei possedimenti gropellesi dell’omonima famiglia, insieme ad altri fondi quali le cascine Ronco Gennaro, Ca’ Rossa e San Massimo, situate nei dintorni del paese.
Il pregevole edificio, a tre piani, presenta un portale centrale, con arco a tutto sesto e due ingressi di servizio laterali. Le finestre, anch’esse sormontate da archi a tutto sesto, sono caratterizzate da una modanatura che ne esalta la forma. Sopra il portale principale vi è un balcone con ringhiera in ferro battuto.
L’interno della villa nel corso del tempo ha subito varie trasformazioni e destinazioni d’uso, diventando, per un certo periodo, un ricovero per infermi e mutilati di guerra [1]. La sala affrescata, in origine sala d’armi, presenta delle belle decorazioni ottocentesche. Degni di nota sono anche i camini di foggia cinquecentesca, probabili resti delle ali abbattute del castello. Nel parco della villa, caratterizzato da una grande varietà di piante, vi è una fontana circondata da sei colon...

  1. L’idea di adibire la villa a ricovero per infermi e mutilati di guerra fu espressa da Benedetto Cairoli al termine della sua vita e fu portata avanti dalla moglie, donna Elena Sizzo de Noris. La struttura ha cessato di essere utilizzata come ospizio nel 1989, in seguito allo scioglimento dell’Opera Nazionale per gli Invalidi di Guerra, a cui spettava l’assistenza degli ospiti; questi ultimi sono stati trasferiti nel Pio Istituto Sassi, una casa di riposo nata per volontà dei Signori Sassi, che nel 1944 hanno donato al Comune i loro beni e la loro dimora settecentesca per provvedere all’assistenza dei poveri del paese.

  2. Il sepolcreto un tempo era la chiesa del castello, dedicata ai Santi Carlo, Gerolamo e Barbara. Dal 1890, per decreto regio, esso è diventato monumento nazionale.

Villa Cairoli: la facciata

L’edificio adiacente a Villa Cairoli (un tempo adibito ad asilo infantile), con la statua di donna Adelaide Bono Cairoli

Lapide commemorativa collocata sulla facciata del sepolcreto

Villa Cairoli: la facciata

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Villa Cantoni

Situata in via Libertà [1], villa Cantoni è la casa natale di Carlo Cantoni (1840-1906), professore di filosofia all’Università di Pavia e senatore del primo Regno d’Italia. La dimora, presente nel catasto sabaudo dal 1760, fu sede degli incontri di illustri personaggi quali Garibaldi e i fratelli Cairoli. Oggi la villa, di proprietà privata, viene utilizzata per matrimoni, incontri di lavoro, ecc.

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Situata in via Libertà [1], villa Cantoni è la casa natale di Carlo Cantoni (1840-1906), professore di filosofia all’Università di Pavia e senatore del primo Regno d’Italia. La dimora, presente nel catasto sabaudo dal 1760, fu sede degli incontri di illustri personaggi quali Garibaldi e i fratelli Cairoli. Oggi la villa, di proprietà privata, viene utilizzata per matrimoni, incontri di lavoro, ecc.

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  1. La via Libertà è la strada principale di Gropello, che attraversa il paese da est a ovest nello spazio compreso tra la chiesa di San Rocco e quella di San Giorgio. Fino al 1943 la strada era chiamata via Umberto I°, essendo allora l’Italia una monarchia. Dopo l’8 settembre dello stesso anno è nata la Repubblica Sociale Italiana, così via Umberto I° è diventata via Ettore Muti, in ricordo di un generale fascista caduto in guerra. Il conflitto è continuato fino al 25 aprile 1945, giorno della liberazione, in seguito alla quale la via Ettore Muti è stata chiamata via Libertà. In seguito ai suddetti cambiamenti di denominazione, si è verificato un fatto curioso: nella casa Castoldi - Scartozzoni, ora reparto del Pio Istituto “E. Sassi”, sono venuti alla luce tre bambini rispettivamente negli anni 1940, 1944 e 1948; essi risultano nati in tre vie diverse, pur essendo stati partoriti nella stessa casa.

Lapide commemorativa in ricordo dell'insigne cittadino gropellese

L'ingresso di Villa Cantoni

L'ingresso di Villa Cantoni

Lapide commemorativa in ricordo dell'insigne cittadino gropellese

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La riserva San Massimo

Tra l’abitato di Gropello Cairoli e quello della Frazione S. Biagio di Garlasco, nel settore sud-occidentale del Parco del Ticino, si trova la cascina San Massimo, che ha preso il nome da una cappella dedicata a tale santo [1]. Edificata nel Trecento da monaci vallombrosani che qui avevano delle proprietà terriere, la cappella è stata successivamente demolita perché fatiscente.
L’azienda agricola attuale è situata in una riserva di interesse comunitario, caratterizzata dalla presenza di importanti estensioni di boschi di ontano nero. Gli spazi naturali sono intervallati da aree agricole, piante da frutto, marcite e pioppeti. Lungo i sentieri e nel bosco si possono osservare varie specie di uccelli e di mammiferi. L’accesso del pubblico alla riserva è consentito solo in presenza di personale autorizzato.

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Tra l’abitato di Gropello Cairoli e quello della Frazione S. Biagio di Garlasco, nel settore sud-occidentale del Parco del Ticino, si trova la cascina San Massimo, che ha preso il nome da una cappella dedicata a tale santo [1]. Edificata nel Trecento da monaci vallombrosani che qui avevano delle proprietà terriere, la cappella è stata successivamente demolita perché fatiscente.
L’azienda agricola attuale è situata in una riserva di interesse comunitario, caratterizzata dalla presenza di importanti estensioni di boschi di ontano nero. Gli spazi naturali sono intervallati da aree agricole, piante da frutto, marcite e pioppeti. Lungo i sentieri e nel bosco si possono osservare varie specie di uccelli e di mammiferi. L’accesso del pubblico alla riserva è consentito solo in presenza di personale autorizzato.

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  1. Prima della costruzione della cappella intitolata a San Massimo, il cascinale, di cui si hanno notizie dal 1200, era noto con il nome di Olecola.

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Santo Spirito

Tra l’abitato di Gropello Cairoli e quello di Villanova d’Ardenghi si trova la località Santo Spirito, attuale frazione del Comune di Gropello [1]. La zona è molto importante dal punto di vista archeologico per i manufatti ritrovati in loco, che testimoniano la presenza dell’uomo fin da epoche remote. In base ai reperti riportati alla luce, la frequentazione del territorio appare più intensa tra il I sec. a. C. e il I sec. d. C., nel periodo della romanizzazione. Ciò si può mettere in relazione con la via delle Gallie; la strada romana proveniente da Pavia passava infatti per Santo Spirito e da qui proseguiva per Dorno.

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Tra l’abitato di Gropello Cairoli e quello di Villanova d’Ardenghi si trova la località Santo Spirito, attuale frazione del Comune di Gropello [1]. La zona è molto importante dal punto di vista archeologico per i manufatti ritrovati in loco, che testimoniano la presenza dell’uomo fin da epoche remote. In base ai reperti riportati alla luce, la frequentazione del territorio appare più intensa tra il I sec. a. C. e il I sec. d. C., nel periodo della romanizzazione. Ciò si può mettere in relazione con la via delle Gallie; la strada romana proveniente da Pavia passava infatti per Santo Spirito e da qui proseguiva per Dorno.

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  1. Sino alla fine del ‘700, Santo Spirito era un comune a sé stante, con una parrocchia distinta da quella di Gropello. Nei primi anni dell’800 il convento ivi presente fu soppresso e gli edifici religiosi furono adattati a uso rurale.

Scorci della campagna Lomellina in Località Santo Spirito

Scorci della campagna Lomellina in Località Santo Spirito

Scorci della campagna Lomellina in Località Santo Spirito

Scorci della campagna Lomellina in Località Santo Spirito

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Eventi

La Sagra del paese, il cosiddetto “dì dla festa” è una ricorrenza che si svolge ogni anno nell’ultima decade di aprile, in occasione di San Giorgio, patrono del paese, la cui festa liturgica cade il 23 del mese. La fiera tradizionale un tempo si svolgeva il martedì mattina (il martedì a ridosso della celebrazione del Santo) nei dintorni della chiesa parrocchiale, mentre attualmente si tiene la domenica, per l’intera giornata, lungo la via Libertà.
Per informazioni aggiornate sul programma della Sagra si rimanda al sito del Comune di Gropello Cairoli.

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La Sagra del paese, il cosiddetto “dì dla festa” è una ricorrenza che si svolge ogni anno nell’ultima decade di aprile, in occasione di San Giorgio, patrono del paese, la cui festa liturgica cade il 23 del mese. La fiera tradizionale un tempo si svolgeva il martedì mattina (il martedì a ridosso della celebrazione del Santo) nei dintorni della chiesa parrocchiale, mentre attualmente si tiene la domenica, per l’intera giornata, lungo la via Libertà.
Per informazioni aggiornate sul programma della Sagra si rimanda al sito del Comune di Gropello Cairoli.

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Bibliografia

Elenco di testi e/o siti internet di riferimento:

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Elenco di testi e/o siti internet di riferimento:

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  • AA.VV.  Lomellina romanica. Primo censimento sulle emergenze romaniche presenti nel territorio lomellino, a cura di “Italia nostra, sezione Lomellina”, Arké Edizioni, 2005.

  • V. Castoldi, M.L. Fusari, Gropello Cairoli nei ricordi, Pavia, Luigi Ponzio e Figlio Editori, 2004.

  • M. Proserpio, Album ricordo di alcune antiche usanze di Gropello Cairoli che ci rivivere i cari tempi lontani, 2004 (stampato in proprio con il patrocinio del Comune di Gropello Cairoli).

  • R. Bergamo, Storia dei Comuni, frazioni e parrocchie della Lomellina, Pavia, EMI, 1995.

  • Sito dell'Amministrazione comunale, sezione "Vivere il paese".

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© Via delle Gallie Lomellina